

Il Territorio
Economia e Agricoltura
Il vino
L'olivo e il ciliegio
La Pietra

Fumane (provincia di Verona, da cui dista 18 km) si trova al centro della Valpolicella ed è raggiungibile facilmente da Verona e dall’autostrada A22 (staz. Verona Nord) attraverso la tangenziale nord, direzione Valpolicella. Il comune (43 kmq di superficie) è composto da una ampia piana di fondovalle (m 155 slm) allo sbocco della profonda Valle dei Progni, dove si trova il capoluogo di Fumane, e dalle ultime propaggini dell’altopiano dei Lessini, in cui si collocano le principali frazioni, Mazzurega, Cavalo, Breonio e Molina. Tutto il territorio è dominato verso tramonto dal profilo inconfondibile del monte Pastello (m 1127 slm), con le “ferite” delle cave di marmo rosso.
Notevole è la varietà di ambienti e di paesaggi: dalle distese di vigneti nella fascia più bassa, dove si inseriscono anche pendii di olivi e le macchie scure delle pinete, ai ciliegeti e ai frutteti delle zone collinari, ai boschi e prati dell’area montana, dove di recente si sono inserite le ben visibili aperture delle cave di pietra a lastre.
Oggi la popolazione del comune (circa 4000 abitanti) è per più della metà raccolta nel capoluogo, un tempo era più intensamente abitata la zona collinare e montana dove si trovano le tracce più antiche della presenza dell’uomo. La Grotta di Fumane, il più antico e il più importante sito preistorico della zona, è stata abitata da circa 80.000 anni fa, a circa 25.000 anni fa prima dall’Uomo di Neanderthal, poi dall’Homo sapiens sapiens. Ma numerosi sono i siti con tracce di abitati e di sepolture dal Neolitico all’età del Bronzo e del Ferro: interessanti i cosiddetti castellieri, cioè villaggi d’altura circondati da massicce mura.
Dell’epoca romana rimangono alcune lapidi con iscrizioni che ricordano la presenza degli Arusnati, una popolazione di probabile origine etrusca, dedita alla coltivazione della vite e alla lavorazione della pietra, nota nel mondo degli studiosi per aver mantenuto sotto il dominio di Roma propri culti e una certa autonomia. All’epoca comunale (XII secolo) risalgono alcune chiese (Santa Maria del Degnano e San Micheletto a Fumane, Santa Maria a Cavalo e San Marziale a Breonio) e alcuni documenti che fanno risalire a queste terre l’origine della famiglia Montecchi, quella di Romeo, e che ricordano (1440) l’usanza di accompagnare la carne lessa con la pearà, salsa tipica di Verona.
Fumane offre mete di interesse naturalistico (il Parco delle Cascate di Molina, con il Museo botanico, ma anche il monte Pastello, con la sua ricchezza di specie di orchidee e di farfalle, il Monte Crocetta e Pastelletto con i loro stupendi panorami, la Valle dei Progni e gli altri percorsi lungo i torrenti). Molto interessante è pure l’architettura in pietra, Molina, Gorgusello, Cavalo sono alcuni villaggi di pietra, caratteristici in Lessinia, dove l’uso diffuso e sapiente della pietra in lastre investe ogni angolo: frontalini, ingressi, balconcini delle case, archi d’ingrasso delle corti, fontane, muri e recinzioni, rustici e sostegni delle viti sono realizzate in lastre lavorate.
Di grande rilevanza storica ed artistica sono poi alcune chiese, ville e corti rustiche presenti sia nel capoluogo che nelle frazioni. Su tutti spicca la bella Villa Della Torre nel capoluogo (metà del XVI), il cui impianto si ispira alle antiche ville romane e a Palazzo Tè di Mantova di Giulio Romano. Notevoli cicli di pittura sacra si trovano in molte chiese: straordinario è ciclo di dipinti di San Marziale a Breonio (XVI secolo).
Nel cuore di molti fumanesi c’è inoltre il santuario della Madonna della Salette, una macchia bianca sulla parete rocciosa che sovrasta il paese: la chiesa esiste dalla metà dell’Ottocento e si richiama più famoso tempio nei pressi di Grenoble in Francia.
Fumane tuttavia è conosciuto nel mondo per essere uno dei centri vocati della produzione vitivinicola della Valpolicella Classica: Recioto, Amarone classico Doc e il Valpolicella classico Doc, sono ben noti agli intenditori di vino di tutto il mondo.
L’economia del territorio di Fumane, come del resto quella di tutta la campagna italiana, oggi non è più esclusivamente agricola, anzi è soprattutto legata all’artigianato, specie nel settore edilizio, alla piccola industria e al terziario. A Fumane è inoltre rilevante l’attività estrattiva: ai confini col comune di Marano opera un cementificio, da cui dipende un significativo indotto, in particolare per il trasporto della materia prima e del prodotto finito. Nella zona alta operano alcune cave di pietra in lastre, quasi totalmente meccanizzate e quindi con un ridotto numero di occupati.
Nel settore terziario va segnalato il settore dell’accoglienza turistica che registra un accresciuto movimento intorno alla promozione del Parco delle cascate e il consolidamento dell’attività di ristorazione con la presenza nel territorio di una rete di ristoranti, trattorie, agriturismi.
Fra le attività agricole la parte del leone spetta oggi alla vitivinicoltura, che investe tutta la parte meridionale del territorio ed è in continua espansione, tanto che si assiste al recupero di coltivi abbandonati, perfino di boschi, e, in qualche caso, alla conversione produttiva di ciliegeti, i quali, dopo un periodo di splendore, fra gli anni ‘80 e ‘90, oggi non garantiscono più un reddito stabile. Prosegue ancora comunque una produzione cerasicola di pregio, che riesce a conferire al mercato stagionale di San Pietro una buona quantità di prodotto destinato in gran parte all’esportazione.
Sta conquistando invece nuovi spazi la coltivazione dell’ulivo, un tempo limitata a pochi esemplari, e oggi invece sempre più diffusa, sia per il consumo familiare dei piccoli produttori, sia per il desiderio delle aziende vinicole di affiancare alla linea principale un prodotto di qualità genuina, realizzato quasi solo per soddisfare la richiesta di genuinità dei clienti.
Nella fascia altimetrica più alta, lontana dalle glorie del vino, e penalizzata da una persistente crisi del settore zootecnico, nel quale sopravvivono solo alcune aziende avicole e una marginale attività di allevamento bovino nelle piccole aziende familiari di collina, si è cercata una via d’uscita nella produzione di nicchia, in grado di sfruttare le caratteristiche climatiche e ambientali dell’area collinare: temperature meno torride d’estate, terreni liberi da residui di anticrittogamici, ecc. Ed ecco l’agricoltura, in particolare frutticoltura, biologica, che sta coinvolgendo un numero sempre maggiore di produttori e che ha trovato la sua splendida vetrina nella Fiera del Rosario di Breonio ogni terza domenica di ottobre.
Interessante pure il tentativo di recuperare l’allevamento bovino, meno soggetto ai capricci del mercato globale e delle quote latte: è stata “riscoperta” la Pecora Brogna, una varietà un tempo molto diffusa sulle nostre colline e si sta avviando un progetto pilota per il suo allevamento su vasta scala.
L’attività comunque largamente prevalente, anzi esclusiva della zona intorno al capoluogo come di tutta la fascia pedecollinare di tutta la Valpolicella, è la viticoltura. La Valpolicella è una delle più importanti regioni viticole italiane e tra le prime ad ottenere il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata. Suddivisa in tre zone, Valpolicella Classica, Valpolicella-Valpantena e Valpolicella. I vini prodotti sono quattro, Valpolicella, Valpolicella Superiore, Amarone della Valpolicella e Recioto della Valpolicella. Le uve usate nella produzione dei quattro vini della Valpolicella sono sempre le stesse: Corvina, Corvinone e Rondinella. Il disciplinare di produzione ammette, anche, l’utilizzo, in piccole percentuali anche di altri vitigni.
Da notare che Amarone della Valpolicella e Recioto della Valpolicella richiedono un lungo appassimento delle uve, un tempo messe a riposare nei granai su tavoloni a graticcio, oggi sistemate in apposite strutture, fruttai, dotati di impianti per il controllo della temperatura e soprattutto dell’umidità.
Valpolicella: è di colore rosso rubino brillante, con sapore vivace e fresco, con profumi floreali, di amarena e di spezie. Gradazione minima 11°.
Valpolicella Superiore: è di colore granato e rubino carico, con profumi speziati ed eterei, sapore armonico, secco e vellutato.
Secondo il disciplinare di produzione deve subire un affinamento di almeno un anno.
Gradazione minima 12°.
Si accompagna di solito con i primi piatti e le carni bianche.
Amarone: è la versione secca del Recioto. Ottenuto dalla completa fermentazione degli zuccheri. Vino da lungo invecchiamento. Ha colore rubino intenso, profumo marcato, speziato ed etereo, sapore secco e vigoroso. Gradazione minima 14°.
Si accompagna bene con la selvaggina, gli arrosti e la “pastissàda de caval”.
Recioto: il suo nome deriva probabilmente dal termine “recie”, ossia orecchie, cioè la parte laterale dei grappoli, che, dopo la raccolta, un tempo venivano messe in appassimento. Una fermentazione incompleta mantiene un elevato contenuto zuccherino nel vino. Ha colore rosso rubino carico e brillante, sapore pieno ed amabile, rotondo, con profumo di fiori e di violetta selvatica. Gradazione minima 12°.
Ben si adatta alla pasticceria secca, alla frutta e a formaggi stagionati.
Molti sono i paesaggi di Fumane caratterizzati dalle colture agricole che nel tempo hanno trovato accoglienza sul territorio. E se da una parte è la vite a farla da padrona, dall’altra si estendono boschi e prati. Ma non sono estranee tuttora all’ambiente fumanese e a quello dell’intera Valpolicella l’antica coltura dell’olivo e quella più recente del ciliegio, mentre è scomparso interamente il gelso (legato alla coltivazione del baco da seta) e quasi del tutto le colture cerealicole, che garantivano pane e polenta alle famiglie contadine.
L’olio d’oliva di Fumane e della Valpolicella ha un colore verde-oro intenso e marcato per l’elevato contenuto in clorofilla; il profumo è delicato e al palato ha un retrogusto erbaceo. Si ottiene dalla molitura delle olive prodotte negli oliveti specializzati e dalle numerose piante sparse sulle colline. Più che un condimento è un alimento naturale, genuino: con un pezzo di pane, sale, uno spicchio d’aglio, una foglia d’alloro strappata a metà per la sua lunghezza, regala un pasto nutriente e gustoso. Con la ricchezza degli aromi, il re dei condimenti, ottenuto con le sapienti cure dell’uomo del frantoio, è pronto per ogni possibile accostamento. Le principali varietà coltivate in Valpolicella sono il Favarol e il Grignan.
Nella Valpolicella classica sono presenti tre frantoi, di cui uno a Fumane.
Per quel che riguarda la coltura del ciliegio, un tempo si alternava a quella di numerosi altri alberi da frutto, come marasche e albicocche (armelini), o di particolari qualità di pesche (duracine), di peri (fra i quali la varietà dei trentossi) e di susine. Ma per capire quanto il ciliegio sia ancor oggi presente sul territorio di Fumane, basta passeggiare in primavera, ai primi di aprile: le piante fiorite “imbiancano” le pendici delle colline ai lati del capoluogo. La ciliegia, sicuramente presente già nel Medioevo, assume in tutta la Valpolicella una vera diffusione subito dopo la grande Guerra. Dopo la seconda Guerra mondiale la coltivazione di ciliegio si espande ulteriormente, e oggi il conferimento e la commercializzazione di oltre trentamila quintali di prodotto danno vita ad un vivace mercato in San Pietro in Cariano, gestito dalla Cooperativa Cerasicoltori. Negli ultimi anni, tuttavia, si registra un’inversione di tendenza, soprattutto nella piana del capoluogo e sulle colline circostanti: si privilegia la coltivazione della vite, più remunerativa.
La Pietra della Lessinia è una pietra che si presenta a strati con uno spessore totale di circa 8 metri. La più pregiata è localizzata sul Monte Loffa. Essa è presente in tutta la Lessinia ed è leggermente diversa da sito a sito, come numero e come tipo di strati. Attualmente le cave, preare in dialetto, sono a cielo aperto, nel passato erano presenti cave a forma di miniera specialmente in zona di Prun e di Torbe.
La Pietra del Monte Loffa ha 72 strati, tutti con il loro nome e un uso già previsto. È ricca di fossili. Anni fa, in assenza delle tecnologie odierne, le preare venivano sfruttate con la tecnica dei 4 livelli. Quattro livelli di pietra al fine di avere sempre nella cava strati diversi a disposizione.
L’uso di questa pietra è sia storico locale che non locale. L'uso locale affonda nella storia e nella preistoria. Le case locali, un tempo, venivano costruite in pietra e legno strutturale: tetti e pavimenti in lastre, fontane, camini, esterni. Prevalentemente a Verona e in quasi tutte le città della pianura padana, oltre che per l’edilizia, la Pietra della Lessinia veniva usata per le pavimentazioni dei marciapiedi o per le zone destinate al traffico pedonale. Sin dal medioevo era trasportata via terra fino all'Adige, dove, in porti specializzati seguiva vie d'acqua. Oggi a livello internazionale la Pietra della Lessinia è usata in maniera prevalente in esterni.