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Lunedì 06 settembre 2010

storia

Fumane
Storia e Arte
Economia e Agricoltura
Fiere e Appuntamenti
Lo Sport e il tempo libero

Fumane

Veduta panoramica di Fumane

Fumane (provincia di Verona, da cui dista 18 km) si trova al centro della Valpolicella ed è raggiungibile facilmente da Verona e dall’autostrada A22 (staz. Verona Nord) attraverso la tangenziale nord, direzione Valpolicella. Il comune (43 kmq di superficie) è composto da una ampia piana di fondovalle (m 155 slm) allo sbocco della profonda Valle dei Progni, dove si trova il capoluogo di Fumane, e dalle ultime propaggini dell’altopiano dei Lessini, in cui si collocano le principali frazioni, Mazzurega, Cavalo, Breonio e Molina. Tutto il territorio è dominato verso tramonto dal profilo inconfondibile del monte Pastello (m 1127 slm), con le “ferite” delle cave di marmo rosso.
Notevole è la varietà di ambienti e di paesaggi: dalle distese di vigneti nella fascia più bassa, dove si inseriscono anche pendii di olivi e le macchie scure delle pinete, ai ciliegeti e ai frutteti delle zone collinari, ai boschi e prati dell’area montana, dove di recente si sono inserite le ben visibili aperture delle cave di pietra a lastre.
Oggi la popolazione del comune (circa 4000 abitanti) è per più della metà raccolta nel capoluogo, un tempo era più intensamente abitata la zona collinare e montana dove si trovano le tracce più antiche della presenza dell’uomo. La Grotta di Fumane, il più antico e il più importante sito preistorico della zona, è stata abitata da circa 80.000 anni fa, a circa 25.000 anni fa prima dall’Uomo di Neanderthal, poi dall’Homo sapiens sapiens. Ma numerosi sono i siti con tracce di abitati e di sepolture dal Neolitico all’età del Bronzo e del Ferro: interessanti i cosiddetti castellieri, cioè villaggi d’altura circondati da massicce mura.
Dell’epoca romana rimangono alcune lapidi con iscrizioni che ricordano la presenza degli Arusnati, una popolazione di probabile origine etrusca, dedita alla coltivazione della vite e alla lavorazione della pietra, nota nel mondo degli studiosi per aver mantenuto sotto il dominio di Roma propri culti e una certa autonomia. All’epoca comunale (XII secolo) risalgono alcune chiese (Santa Maria del Degnano e San Micheletto a Fumane, Santa Maria a Cavalo e San Marziale a Breonio) e alcuni documenti che fanno risalire a queste terre l’origine della famiglia Montecchi, quella di Romeo, e che ricordano (1440) l’usanza di accompagnare la carne lessa con la pearà, salsa tipica di Verona.
Fumane offre mete di interesse naturalistico (il Parco delle Cascate di Molina, con il Museo botanico, ma anche il monte Pastello, con la sua ricchezza di specie di orchidee e di farfalle, il Monte Crocetta e Pastelletto con i loro stupendi panorami, la Valle dei Progni e gli altri percorsi lungo i torrenti). Molto interessante è pure l’architettura in pietra, Molina, Gorgusello, Cavalo sono alcuni villaggi di pietra, caratteristici in Lessinia, dove l’uso diffuso e sapiente della pietra in lastre investe ogni angolo: frontalini, ingressi, balconcini delle case, archi d’ingrasso delle corti, fontane, muri e recinzioni, rustici e sostegni delle viti sono realizzate in lastre lavorate.
Di grande rilevanza storica ed artistica sono poi alcune chiese, ville e corti rustiche presenti sia nel capoluogo che nelle frazioni. Su tutti spicca la bella Villa Della Torre nel capoluogo (metà del XVI), il cui impianto si ispira alle antiche ville romane e a Palazzo Tè di Mantova di Giulio Romano. Notevoli cicli di pittura sacra si trovano in molte chiese: straordinario è ciclo di dipinti di San Marziale a Breonio (XVI secolo).
Nel cuore di molti fumanesi c’è inoltre il santuario della Madonna della Salette, una macchia bianca sulla parete rocciosa che sovrasta il paese: la chiesa esiste dalla metà dell’Ottocento e si richiama più famoso tempio nei pressi di Grenoble in Francia.
Fumane tuttavia è conosciuto nel mondo per essere uno dei centri vocati della produzione vitivinicola della Valpolicella Classica: Recioto, Amarone classico Doc e il Valpolicella classico Doc, sono ben noti agli intenditori di vino di tutto il mondo.

 

Storia e Arte


L’intero territorio fumanese conserva diffuse testimonianze di storia e dell’arte che meritano attenzione da parte del visitatore: si tratta chiese medievali e di ville venete, ma anche di corti rustiche e di villaggi in pietra. Si propone una descrizione dei principali monumenti a partire da sud, dal capoluogo per arrivare alle frazioni più lontane.

Fumane

La chiesa parrocchiale di Fumane

La chiesa parrocchiale, nella piazza principale del paese, è intitolata a San Zeno, patrono di Verona risale al XIV secolo, ma fu ampliata il secolo successivo e radicalmente rinnovata nel 700. Ha unica navata, presbiterio e quattro cappelle laterali. Al suo interno un ciclo di tele, raffiguranti i 12 Apostoli, e di pale d’altare del ‘700 attribuite a importanti pittori veronesi, quali Antonio Balestra, Francesco Lorenzi Angelo da Campo. Sopra la porta meridionale un’iscrizione quattrocentesca riporta il testo dell’accordo con la pieve e la famiglia Maffei per l’istituzione della parrocchia.

La chiesa di Santa Maria del Degnano in contrada Vaio

La chiesetta di Santa Maria del Degnano faceva parte di una prioria, cioè una specie di filiale, del Monastero di San Zeno di Verona che qui aveva, fin dal medioevo estese proprietà. La chiesa è ricordata nei documenti già nel 1163, ma fu rifatta completamente nel XV secolo, pur mantenendo l’impianto romanico e il campaniletto originario. All’interno un bel ciclo di affreschi e una bella pala d’altare dipinti da Paolo Ligozzi pochi anni prima della grande peste del 1630 e dedicati alla Madonna: sul soffitto, fra girali e grottesche, tondi con l’illustrazione di Litanie; alle pareti, grandi scene della vita della Madonna e dieci Sibille recanti cartigli con profezie; ai quattro angoli, San Rocco, San Sebastiano, San Zeno e San Benedetto.

La chiesa di San Micheletto

Sulla collina che divide Fumane da Bure era un tempo collocato il castello di Monteclo, di cui si conserva nella campagna qualche traccia delle cinte difensive, che va considerato luogo di origine della famiglia dei Monticali o Montecchi, ben nota per la vicenda di Romeo e GiuliettaLa piccola chiesa di San Micheletto, rifatta nel ’600, e oggi ben restaurata, ha mantenuto impianto e decorazioni romaniche: lungo le pareti un ciclo di affreschi votivi con figure di Santi, un altare dipinto e un cippo funebre romano.

Il santuario de La Salette

Il santuario de La Salette fu costruito sul colle Incisa, che sovrasta l’intero paese, in seguito a un voto del 1859, quando Fumane fu minacciato da una malattia dei vigneti ed è rimasto nel cuore dei Fumanesi. È raggiungibile in auto o a piedi attraverso sentieri o una stradina in salita affiancata da edicole sacre.

La corte di Osan

Fra i più antichi e i più tipici complessi di architettura rurale, la corte di Osan, che nel ‘400 era proprietà della famiglia Da Marano, conserva una barchessa a doppio loggiato, fiancheggiata da una bella torre a colombaia.

La Villa Della Torre

villa della TorreVilla Della Torre, in località Banchette, può ritenersi uno degli episodi architettonici più interessanti del ‘500 veronese e non solo.
Ha una pianta che ricorda le domus romane, perché al centro si trova un cortile a peristilio, con pilastri in conci rustici che ricordano Palazzo Tè di Mantova e con fontane ornate un tempo da giochi d’acqua, acqua che poi alimentava le grandi peschiere del giardino e la grotta ninfeo sottostante, la cui facciata assume pure forme mostruose.
Nelle sale d’angolo sono quattro monumentali camini con bocca a forma di mostro.
Qua e la tracce delle decorazioni del palazzo su cui a metà del ‘500 è stata costruita la villa.
Anche la chiesetta di Santa Maria della Corte risale ad epoca più antica, almeno al XV secolo, ma fu rifatta nella stessa epoca, quasi certamente da Michele Sammicheli, in forme classiche, cioè come un tempietto con pianta ottagonale e pronao.

La villa Selle

La villa Selle, in contrada Volta, presenta nella facciata l’elegante, classico modello a portico e loggia delle ville quattrocentesche della Valpolicella. Nel ‘700 subì alcuni interventi di modifica riguardanti il timpano della facciata, la creazione del viale d’accesso e delle barchesse laterali.

Villa Ravignani

Villa Ravignani sorge dietro il municipio del capoluogo ed è un complesso neoclassico del primo 800, dovuto al famoso architetto Giuseppe Barbieri, che ha disposto intorno al cortile quadrangolare l’imponente facciata, due barchesse simmetriche e i due rustici che affiancano il monumentale ingresso: tale carattere solenne doveva essere accresciuto da un viale alberato, distrutto durante l’occupazione tedesca dell’ultima guerra e di cui resta un imponente cipresso.

Mazzurega

chiesa parrochhiale di MazzuregaLa chiesa parrocchiale di Mazzurega, rifatta all’inizio del ‘700, ha storia ben più lunga, come testimonia dietro l’altare maggiore la pala di Antonio Badile, uno dei molti pittori della famiglia Badile che qui aveva beni, noto per essere stato il maestro di Paolo Veronese. All’interno anche due tele settecentesche di interessanti pittori come Tommaso Dossi e Odoardo Perini e un ciclo di affreschi del pittore del ‘700 Francesco Lorenzi, originario di qui e fratello del famoso poeta e accademico, l’abate Bartolomeo. La famiglia Lorenzi possedeva terre e una villa, ampliata nella seconda metà del ‘700, in località Cavarena, mentre nel centro del paese si trova Corte Lorenzi, uno dei più antichi e completi esempi di corte a portico e loggia della Valpolicella, qui abbellita da torretta e dall’aia in lastre di pietra.


Cavalo

L’abitato di Cavalo (m 600 slm) è disteso su un pianoro ai piedi del monte Pastello, con agli due le due chiese più importanti: la Chiesa Vecchia e la chiesa parrocchiale. La chiesa vecchia di Cavalo ha avuto sostanziali rifacimenti tra il ’400 e il ’600, ma il campanile, in calcare bianco, è rimasto in stile romanico. All’interno decorazioni pittoriche settecentesche e un’interessante lapide votiva romana con dedica alla dea Lualda, altrimenti sconosciuta, da parte di un tale promosso a una carica sacerdotale anch’essa sconosciuta. Fu sostituita dall’attuale chiesa parrocchiale, costruita del tardo ’700 secondo un disegno neoclassico, e intitolata a San Zeno: è ornata dai dipinti del Marcola e poi dalla grandiosa pala di Pio Piatti, raffigurante la Madonna con Bambino e alcuni santi.

Breonio

Breonio (900 m slm) si trova in una dolce conca dell’altopiano dei Lessini, sul bordo della profonda valle dell’Adige. È costituito da un nucleo storico di edifici, con una serie di corti in lastre di pietra, mentre intorno si sono sviluppate le costruzioni più recenti. Al centro la vecchia chiesa parrocchiale di San Marziale e l’antica fontana in pietra, con una scala che scende al livello della sorgente, e poco più in basso una elegante fontana lavatoio.
Interessanti le contrade che circondano il paese, raggiungibili con comodi sentieri, quasi tutti segnati: Paroletto, Paraiso Casarole, Gorgusello.
La chiesa dedicata a San Marziale, probabilmente del secolo XIII, è stata rinnovata nella seconda metà del ‘400 soprattutto nella zona absidale, la quale all’esterno presenta una decorazione di stile gotico ad archetti di cotto. L’interno, ad una sola navata, con soffitto a capriate ha un magnificamente dipinto: al centro dell’abside spicca la pala lignea di Francesco Badile, con le statue dei santi patroni (San Giovannei Battista, Sant’Antonio Abate, San Marziale) e scene bibliche; alle pareti, in basso, una serie di affreschi votivi (San Rocco, San Cristoforo, San Sebastiano e, il Battista), attribuiti a Francesco Morone (1510-13); più in alto, sull’arco trionfale Profeti, sulle pareti Passione, Discesa al Limbo e Resurrezione, e sul soffitto i Quattro Evangelisti, di un ottimo pittore (notare i festoni di frutta e fiori) della scuola di Domenico Brusasorzi.
Appena fuori dall’abitato sono i resti e il campanile della seconda chiesa parrocchiale di Breonio, dedicata alla Madonna della Neve, costruita fra il ‘700 e l’800 fra mille difficoltà dovute all’instabilità del terreno sottostante, cosa che ha consigliato, a fine anni ’50 del secolo scorso, di abbatterla e di costruire la nuova grande chiesa parrocchiale, che ha raccolto l’interessante corredo pittorico delle chiese precedenti: una quindicina di pregevoli tele Sei-settecentesche.
Dalla chiesa di San Marziale dipendeva pure la chiesa romanica di San Giovanni in Monte, immersa in una fitta pineta sull’omonimo monte tra Breonio e Sant’Anna: è del ’400 e contiene le spoglie del nobile Guidantonio Maffei.

Molina

Molina è il punto di partenza per la visita del Parco delle Cascate, ma il piccolo borgo, posto su uno stretto poggio fra vallette profonde disseminate di mulini ad acqua, è interessante di suo per essere forse il più bell’esempio di architettura di pietra della Lessinia. Le lastre di pietra sono felicemente impiegate in ogni angolo: la pavimentazione di stradine e corti, le recinzioni dei campi, i sostegni delle vigne, gli archi di ingresso, le scale e i ballatoi, le logge e i portici, pareti o soffitti a volte, tutto è in pietra, che è come piegata, con semplici ma ingegnosi accorgimenti, a servire da pilastri e da architravi, da finestre o da pareti, da modiglioni o da tetto. Di pietra sono pure le cabalette costruite per condurre l’acqua della sorgente più alta ai molti mulini, presenti in ogni contrada, utilizzati in passato non solo per macinare frumento e mais, ma per ricavare olio dalle noci, oppure per follare i panni, per azionare una segheria e, per qualche anno, pure per una piccola centrale in grado di illuminare le case del paese. Per documentare l’importanza di questa attività nella storia del paese, la Pro Loco ha provveduto al restauro di un mulino, el Molin de Lorenso, che è visitabile ed è perfettamente funzionante.
In pietra infine è integralmente costruita la chiesa parrocchiale, dedicata a Sant’Urbano: è dell’inizio del secolo scorso, quando il paese viveva un periodo di gloria per aver dato i natali all’allora vescovo di Verona, il cardinale Bartolomeo Bacilieri.
L’architettura in pietra domina pure con altissimi risultati in altre località dei dintorni (Botesela, Sottosengia, Moccoli, Manune). Ma è a Gorgusello, diviso nelle due contrade di Sopra e di Sotto, che l’architettura in pietra si dispiega al massimo delle sue possibilità: corti, rustici, torri, fontane ne fanno uno dei borghi spazialmente più articolati e urbanisticamente più interessanti di tutta la valle.

 

Economia e Agricoltura

L’economia del territorio di Fumane, come del resto quella di tutta la campagna italiana, oggi non è più esclusivamente agricola, anzi è soprattutto legata all’artigianato, specie nel settore edilizio, alla piccola industria e al terziario. A Fumane è inoltre rilevante l’attività estrattiva: ai confini col comune di Marano opera un cementificio, da cui dipende un significativo indotto, in particolare per il trasporto della materia prima e del prodotto finito. Nella zona alta operano alcune cave di pietra in lastre, quasi totalmente meccanizzate e quindi con un ridotto numero di occupati.
Nel settore terziario va segnalato il settore dell’accoglienza turistica che registra un accresciuto movimento intorno alla promozione del Parco delle cascate e il consolidamento dell’attività di ristorazione con la presenza nel territorio di una rete di ristoranti, trattorie, agriturismi.
Fra le attività agricole la parte del leone spetta oggi alla vitivinicoltura, che investe tutta la parte meridionale del territorio ed è in continua espansione, tanto che si assiste al recupero di coltivi abbandonati, perfino di boschi, e, in qualche caso, alla conversione produttiva di ciliegeti, i quali, dopo un periodo di splendore, fra gli anni ‘80 e ‘90, oggi non garantiscono più un reddito stabile. Prosegue ancora comunque una produzione cerasicola di pregio, che riesce a conferire al mercato stagionale di San Pietro una buona quantità di prodotto destinato in gran parte all’esportazione.
Sta conquistando invece nuovi spazi la coltivazione dell’ulivo, un tempo limitata a pochi esemplari, e oggi invece sempre più diffusa, sia per il consumo familiare dei piccoli produttori, sia per il desiderio delle aziende vinicole di affiancare alla linea principale un prodotto di qualità genuina, realizzato quasi solo per soddisfare la richiesta di genuinità dei clienti.
Nella fascia altimetrica più alta, lontana dalle glorie del vino, e penalizzata da una persistente crisi del settore zootecnico, nel quale sopravvivono solo alcune aziende avicole e una marginale attività di allevamento bovino nelle piccole aziende familiari di collina, si è cercata una via d’uscita nella produzione di nicchia, in grado di sfruttare le caratteristiche climatiche e ambientali dell’area collinare: temperature meno torride d’estate, terreni liberi da residui di anticrittogamici, ecc. Ed ecco l’agricoltura, in particolare frutticoltura, biologica, che sta coinvolgendo un numero sempre maggiore di produttori e che ha trovato la sua splendida vetrina nella Fiera del Rosario di Breonio ogni terza domenica di ottobre.
Interessante pure il tentativo di recuperare l’allevamento bovino, meno soggetto ai capricci del mercato globale e delle quote latte: è stata “riscoperta” la Pecora Brogna, una varietà un tempo molto diffusa sulle nostre colline e si sta avviando un progetto pilota per il suo allevamento su vasta scala.

Il vino

L’attività comunque largamente prevalente, anzi esclusiva della zona intorno al capoluogo come di tutta la fascia pedecollinare di tutta la Valpolicella, è la viticoltura. La Valpolicella è una delle più importanti regioni viticole italiane e tra le prime ad ottenere il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata. Suddivisa in tre zone, Valpolicella Classica, Valpolicella-Valpantena e Valpolicella. I vini prodotti sono quattro, Valpolicella, Valpolicella Superiore, Amarone della Valpolicella e Recioto della Valpolicella. Le uve usate nella produzione dei quattro vini della Valpolicella sono sempre le stesse: Corvina, Corvinone e Rondinella. Il disciplinare di produzione ammette, anche, l’utilizzo, in piccole percentuali anche di altri vitigni.
Da notare che Amarone della Valpolicella e Recioto della Valpolicella richiedono un lungo appassimento delle uve, un tempo messe a riposare nei granai su tavoloni a graticcio, oggi sistemate in apposite strutture, fruttai, dotati di impianti per il controllo della temperatura e soprattutto dell’umidità.
Valpolicella: è di colore rosso rubino brillante, con sapore vivace e fresco, con profumi floreali, di amarena e di spezie. Gradazione minima 11°.
Valpolicella Superiore: è di colore granato e rubino carico, con profumi speziati ed eterei, sapore armonico, secco e vellutato.
Secondo il disciplinare di produzione deve subire un affinamento di almeno un anno.
Gradazione minima 12°.
Si accompagna di solito con i primi piatti e le carni bianche.
Amarone: è la versione secca del Recioto. Ottenuto dalla completa fermentazione degli zuccheri. Vino da lungo invecchiamento. Ha colore rubino intenso, profumo marcato, speziato ed etereo, sapore secco e vigoroso. Gradazione minima 14°.
Si accompagna bene con la selvaggina, gli arrosti e la “pastissàda de caval”.
Recioto: il suo nome deriva probabilmente dal termine “recie”, ossia orecchie, cioè la parte laterale dei grappoli, che, dopo la raccolta, un tempo venivano messe in appassimento. Una fermentazione incompleta mantiene un elevato contenuto zuccherino nel vino. Ha colore rosso rubino carico e brillante, sapore pieno ed amabile, rotondo, con profumo di fiori e di violetta selvatica. Gradazione minima 12°.
Ben si adatta alla pasticceria secca, alla frutta e a formaggi stagionati.

L’olivo e il ciliegio

Molti sono i paesaggi di Fumane caratterizzati dalle colture agricole che nel tempo hanno trovato accoglienza sul territorio. E se da una parte è la vite a farla da padrona, dall’altra si estendono boschi e prati. Ma non sono estranee tuttora all’ambiente fumanese e a quello dell’intera Valpolicella l’antica coltura dell’olivo e quella più recente del ciliegio, mentre è scomparso interamente il gelso (legato alla coltivazione del baco da seta) e quasi del tutto le colture cerealicole, che garantivano pane e polenta alle famiglie contadine.
L’olio d’oliva di Fumane e della Valpolicella ha un colore verde-oro intenso e marcato per l’elevato contenuto in clorofilla; il profumo è delicato e al palato ha un retrogusto erbaceo. Si ottiene dalla molitura delle olive prodotte negli oliveti specializzati e dalle numerose piante sparse sulle colline. Più che un condimento è un alimento naturale, genuino: con un pezzo di pane, sale, uno spicchio d’aglio, una foglia d’alloro strappata a metà per la sua lunghezza, regala un pasto nutriente e gustoso. Con la ricchezza degli aromi, il re dei condimenti, ottenuto con le sapienti cure dell’uomo del frantoio, è pronto per ogni possibile accostamento. Le principali varietà coltivate in Valpolicella sono il Favarol e il Grignan.
Nella Valpolicella classica sono presenti tre frantoi, di cui uno a Fumane.
Per quel che riguarda la coltura del ciliegio, un tempo si alternava a quella di numerosi altri alberi da frutto, come marasche e albicocche (armelini), o di particolari qualità di pesche (duracine), di peri (fra i quali la varietà dei trentossi) e di susine. Ma per capire quanto il ciliegio sia ancor oggi presente sul territorio di Fumane, basta passeggiare in primavera, ai primi di aprile: le piante fiorite “imbiancano” le pendici delle colline ai lati del capoluogo. La ciliegia, sicuramente presente già nel Medioevo, assume in tutta la Valpolicella una vera diffusione subito dopo la grande Guerra. Dopo la seconda Guerra mondiale la coltivazione di ciliegio si espande ulteriormente, e oggi il conferimento e la commercializzazione di oltre trentamila quintali di prodotto danno vita ad un vivace mercato in San Pietro in Cariano, gestito dalla Cooperativa Cerasicoltori. Negli ultimi anni, tuttavia, si registra un’inversione di tendenza, soprattutto nella piana del capoluogo e sulle colline circostanti: si privilegia la coltivazione della vite, più remunerativa.

La pietra

La Pietra della Lessinia è una pietra che si presenta a strati con uno spessore totale di circa 8 metri. La più pregiata è localizzata sul Monte Loffa. Essa è presente in tutta la Lessinia ed è leggermente diversa da sito a sito, come numero e come tipo di strati. Attualmente le cave, preare in dialetto, sono a cielo aperto, nel passato erano presenti cave a forma di miniera specialmente in zona di Prun e di Torbe.
La Pietra del Monte Loffa ha 72 strati, tutti con il loro nome e un uso già previsto. È ricca di fossili. Anni fa, in assenza delle tecnologie odierne, le preare venivano sfruttate con la tecnica dei 4 livelli. Quattro livelli di pietra al fine di avere sempre nella cava strati diversi a disposizione.
L’uso di questa pietra è sia storico locale che non locale. L'uso locale affonda nella storia e nella preistoria. Le case locali, un tempo, venivano costruite in pietra e legno strutturale: tetti e pavimenti in lastre, fontane, camini, esterni. Prevalentemente a Verona e in quasi tutte le città della pianura padana, oltre che per l’edilizia, la Pietra della Lessinia veniva usata per le pavimentazioni dei marciapiedi o per le zone destinate al traffico pedonale. Sin dal medioevo era trasportata via terra fino all'Adige, dove, in porti specializzati seguiva vie d'acqua. Oggi a livello internazionale la Pietra della Lessinia è usata in maniera prevalente in esterni.

 

Fiere e Appuntamenti


Epifania - In quasi tutti i paesi e le contrade. Incanto e falò, giornata in cui si rievoca la vecchia tradizione di bruciare la befana per le vie del paese.

Fiera di Marzo - Prima settimana di marzo a Fumane. Fiera storica per Fumane, con intrattenimento per giovani. In passato questa fu una fiera dedicata allo scambio di prodotti agricoli, artigianali e attrezzature agricole. Un appuntamento storico per la popolazione fumanese e per i contadini e allevatori del territorio che trovavano in questa fiera la possibilità di confronto, scambio e acquisto di vari prodotti.

Triathlon Sprint di Fumane - Fine aprile a Fumane. Memorial Cav. Sante Carradori, gara sul calendario internazionale di Triathlon.

Festa della Pro Loco - 1° maggio a Breonio. Appuntamento per festeggiare i lavoratori e ricordare l’anniversario della fondazione dell’associazione.
Giornata ecologica dedicata alla pulizia del paese ed all’apertura stagionale dei sentieri da parte dei volontari. Segue come da tradizione il pranzo sociale offerto dalla Pro Loco presso la Malga de Sora.

Fumane in festa - Terza domenica di giugno a Fumane. Festa parrocchiale, con musica, stand gastronomici, sport, spettacolo e vini della Valpolicella.

Mazzurega n blues Mazzurega in Blues - Terza settimana di luglio a Mazzurega. Festival per promuovere musica di qualità e diventare punto di riferimento in regione per la musica Blues.

Festa delle cascate - Terza domenica di luglio a Molina. Oltre 30 edizioni. Cucina con cibi tipici del paese, come la zuppa del Mugnaio e la trota alle erbette aromatiche locali. La festa ha inglobato in sé da anni altre manifestazioni, come la rassegna del formaggio Monte Veronese, la rassegna del vino Valpolicella classico superiore, Amarone e Recioto e la recente Rassegna artigianale delle arti e degli antichi mestieri.
Sagra dei Butei - Ultima domenica di luglio a Cavalo. Stand, sport e musica.

Festa del Reguso de Garbusel - Prima domenica di agosto a Gorgusello. Festa in onore del secondo taglio del fieno, nella montagna veronese chiamato reguso. Degustazione dei tipici gnochi sbatui di malga.

Sagra di San Gaetano - Prima domenica di agosto a Verago di Cavalo. Sagra dedicata a San Gaetano.

Festa dell’Assunta - A Ferragosto a Fumane. Presso la chiesetta di Santa Maria del Degnano.

Festa del Ciclamino - A Ferragosto a Breonio. Degustazione di piatti tipici tra cui gli gnocchi sbatui di malga, la polenta e musso e il risotto al tastasal; musica dal vivo e serate teatrali.

Festa del Ritorno - Terza domenica di agosto a Manune.

Antica Festa di Sant’Eurosia - Prima settimana di ottobre a Fumane. Valorizzazione della produzione vitivinicola locale, mostra delle attrezzature e delle tipologie di uve della zona, esposizione di oggetti che appartengono alla storia delle campagne. Stand gastronomici, musica e sport, come la Strabotte, lo sport dell’uva e del vino per le vie del paese.

Sabato a Teatro - Il sabato sera da ottobre a marzo a Fumane, rassegna teatrale con cadenza quindicinale.

Antica Fiera del Rosario - Lessinia Terra dei Sapori: terza domenica di ottobre a Breonio. Mostra mercato dei prodotti biologici e naturali; mostra mercato dei prodotti tipici della Lessinia.
Degustazione di piatti tipici preparati con prodotti bio e rievocazione delle antiche arti e mestieri.

 

Sport e Tempo Libero

Fumane presenta molte società sportive legate a varie discipline, cosa meno frequente nelle frazioni a causa della mancanza di mezzi e delle difficoltà organizzative.
A Fumane è presente il Centro Sportivo Cementirossi, con piscine, campi da tennis e da calcio a 5 all’esterno, piscine e palestra pesi al coperto. Il Centro Sportivo è molto frequentato durante l’intero arco dell’anno e può ospitare al suo interno alcune atlete nazionali di nuoto sincronizzato, campioni internazionali di triathlon e nuotatori disabili, già presenti alle ultime ParaOlimpiadi.
Nei dintorni di Fumane, all’interno del Parco Regionale della Lessinia, sono organizzate varie attività ludico-sportive. In primavera e in estate, ad esempio, sono possibili escursioni guidate all’interno del Parco Naturale Regionale della Lessinia organizzate da associazioni e Pro-Loco del territorio.
Non mancano inoltre percorsi per escursionisti, per amanti della mountain bike o dei cavalli. Infatti nel territorio di Fumane è presente un maneggio vicino a Cavalo, località Corone, mentre in Lessinia c’è un maneggio a Fosse, uno a Stallavena e uno a San Giorgio di Bosco Chiesanuova. Sempre Bosco è sede dell’unico centro di noleggio di bici mountain bike.
Per quel che riguarda gli sport sulla neve, l’altitudine di Fumane e delle sue frazioni non permette una grande organizzazione in tal senso, ma la vicina Lessinia è molto attiva. Si pratica sci alpino a Malga San Giorgio (Bosco Chiesanuova) e in località Branchetto, sul Monte Tomba (Bosco Chiesanuova). Inoltre ci sono piste di sci nordico tra Malga San Giorgio e il Passo Fittanze, con oltre 50 km di circuiti e tracciati: è un percorso che permette sia agli escursionisti che agli agonisti di ammirare panorami ed incantevoli paesaggi per tutta la lunghezza del famoso anello della Translessinia, dell’anello agonistico Gaibana e di tutti gli altri percorsi, con la possibilità di godersi un meritato momento di ristoro presso vari rifugi. Sempre a Bosco Chiesanuova, località Concaverde, è presente un Palaghiaccio, per il pattinaggio e l’hockey su ghiaccio.
Infine altre due attività ludiche che sono praticate nelle vicinanze di Fumane sono il minigolf, a Bosco Chiesanuova, e il parapendio e il deltaplano, a Sant’Anna d’Alfaedo, località Fosse, con due club specializzati.
L’arrampicata sportiva
Quello dell’arrampicata è una disciplina che si sta notevolmente sviluppando in Valpolicella. Fumane non è molto attrezzata in tal senso, ma nei paesi confinanti le possibilità di arrampicata sono molteplici. A Sant’Ambrogio di Valpolicella, in località “Grola”, ci sono 134 vie di diverse difficoltà comprese nella lunga fascia rocciosa.
Anche nella zona di Negrar sono presenti alcune vie attrezzate: “Sengia Sbusa”, “Torre dei Ciliegi”, “Pilastri di Boemia” e “Torri Nord”. Sono aperte le vie “Busi di Avesa” e “Val Galina” nella zona di Avesa, alle porte della città di Verona.
Per quel che riguarda Fumane, numerose le pareti rocciose al naturale nelle zone di Molina e del Monte Pastello, che possono diventare meta per molti appassionati, soprattutto per le varie difficoltà che esse presentano.