L’olivo e il ciliegio

Molti sono i paesaggi di Fumane caratterizzati dalle colture agricole che nel tempo hanno trovato accoglienza sul territorio. E se da una parte è la vite a farla da padrona, dall’altra si estendono boschi e prati. Ma non sono estranee tuttora all’ambiente fumanese e a quello dell’intera Valpolicella l’antica coltura dell’olivo e quella più recente del ciliegio, mentre è scomparso interamente il gelso (legato alla coltivazione del baco da seta) e quasi del tutto le colture cerealicole, che garantivano pane e polenta alle famiglie contadine.

L’olio d’oliva di Fumane e della Valpolicella ha un colore verde-oro intenso e marcato per l’elevato contenuto in clorofilla; il profumo è delicato e al palato ha un retrogusto erbaceo. Si ottiene dalla molitura delle olive prodotte negli oliveti specializzati e dalle numerose piante sparse sulle colline. Più che un condimento è un alimento naturale, genuino: con un pezzo di pane, sale, uno spicchio d’aglio, una foglia d’alloro strappata a metà per la sua lunghezza, regala un pasto nutriente e gustoso. Con la ricchezza degli aromi, il re dei condimenti, ottenuto con le sapienti cure dell’uomo del frantoio, è pronto per ogni possibile accostamento. Le principali varietà coltivate in Valpolicella sono il Favarol e il Grignan.
Nella Valpolicella classica sono presenti tre frantoi, di cui uno a Fumane.
Per quel che riguarda la coltura del ciliegio, un tempo si alternava a quella di numerosi altri alberi da frutto, come marasche e albicocche (armelini), o di particolari qualità di pesche (duracine), di peri (fra i quali la varietà dei trentossi) e di susine. Ma per capire quanto il ciliegio sia ancor oggi presente sul territorio di Fumane, basta passeggiare in primavera, ai primi di aprile: le piante fiorite “imbiancano” le pendici delle colline ai lati del capoluogo. La ciliegia, sicuramente presente già nel Medioevo, assume in tutta la Valpolicella una vera diffusione subito dopo la grande Guerra. Dopo la seconda Guerra mondiale la coltivazione di ciliegio si espande ulteriormente, e oggi il conferimento e la commercializzazione di oltre trentamila quintali di prodotto danno vita ad un vivace mercato in San Pietro in Cariano, gestito dalla Cooperativa Cerasicoltori. Negli ultimi anni, tuttavia, si registra un’inversione di tendenza, soprattutto nella piana del capoluogo e sulle colline circostanti: si privilegia la coltivazione della vite, più remunerativa.