Economia e Agricoltura

L’economia del territorio di Fumane, come del resto quella di tutta la campagna italiana, oggi non è più esclusivamente agricola, anzi è soprattutto legata all’artigianato, specie nel settore edilizio, alla piccola industria e al terziario. Nella zona alta operano alcune cave di pietra in lastre.

Nel settore terziario va segnalato il settore dell’accoglienza turistica che registra un accresciuto movimento intorno alla promozione del Parco delle cascate e il consolidamento dell’attività di ristorazione con la presenza nel territorio di una rete di ristoranti, trattorie, agriturismi.
Fra le attività agricole la parte del leone spetta oggi alla vitivinicoltura, che investe tutta la parte meridionale del territorio ed è in continua espansione, tanto che si assiste al recupero di coltivi abbandonati, perfino di boschi, e, in qualche caso, alla conversione produttiva di ciliegeti, i quali, dopo un periodo di splendore, fra gli anni ‘80 e ‘90, oggi non garantiscono più un reddito stabile. Prosegue ancora comunque una produzione cerasicola di pregio, che riesce a conferire al mercato stagionale di San Pietro una buona quantità di prodotto destinato in gran parte all’esportazione. 
Sta conquistando invece nuovi spazi la coltivazione dell’ulivo, un tempo limitata a pochi esemplari, e oggi invece sempre più diffusa, sia per il consumo familiare dei piccoli produttori, sia per il desiderio delle aziende vinicole di affiancare alla linea principale un prodotto di qualità genuina, realizzato quasi solo per soddisfare la richiesta di genuinità dei clienti.
Nella fascia altimetrica più alta, lontana dalle glorie del vino, e penalizzata da una persistente crisi del settore zootecnico, nel quale sopravvivono solo alcune aziende avicole e una marginale attività di allevamento bovino nelle piccole aziende familiari di collina, si è cercata una via d’uscita nella produzione di nicchia, in grado di sfruttare le caratteristiche climatiche e ambientali dell’area collinare: temperature meno torride d’estate, terreni liberi da residui di anticrittogamici, ecc. Ed ecco l’agricoltura, in particolare frutticoltura, biologica, che sta coinvolgendo un numero sempre maggiore di produttori e che ha trovato la sua splendida vetrina nella Fiera del Rosario di Breonio ogni terza domenica di ottobre.
Interessante pure il tentativo di recuperare l’allevamento bovino, meno soggetto ai capricci del mercato globale e delle quote latte: è stata “riscoperta” la Pecora Brogna, una varietà un tempo molto diffusa sulle nostre colline e si sta avviando un progetto pilota per il suo allevamento su vasta scala.